Tocca fidarsi. E subito!

È passato un anno da quando, per la prima volta in Italia si è parlato di Covid 19 come di un pericolo concreto di fronte al quale è progressivamente cambiata la nostra reazione: mentre rimaneva confinato in Cina e nei paesi asiatici, tormentando territori a noi lontani, abbiamo portato avanti le nostre vite nella più concreta tranquillità. L’allarme è iniziato quando ci siamo resi conto che, con la stessa facilità con cui la globalizzazione ci ha permesso di intrecciare una fitta rete di rapporti con il resto del mondo, il virus si è diffuso nei quattro angoli della terra con una velocità che nessuna pandemia nella storia aveva mai registrato prima. Abbiamo attuato ogni manovra di sicurezza ci venisse in mente, cercando di tamponare la ferita, mentre, silenti e accorti, virologi e personale sanitario trovavano la cura finale a tutto il problema in ospedali, università e centri di ricerca.

E allora qual è il ruolo di noi cittadini, consapevoli e responsabili, di fronte alla scienza che cerca di salvarci? Inevitabilmente ci sentiamo di affermare che l'unico nostro compito sia quello di farci vaccinare.


Come funziona il vaccino? Durano nel tempo gli anticorpi? Resiste alla variante inglese? Ne usciremo deformati o instabili? Non ci è voluto troppo poco tempo per crearlo? Sono tutte domande a cui una buona rivista scientifica e qualche giornale accreditato sanno rispondere con efficienza immediata. Non saremo noi a vestire i panni di medici e virologi per rispondere a domande di questo calibro, non improvviseremo le parti di chi sa fare il mestiere di medico, così come non dovrebbe fare nessuno; ci impegniamo solo a scrivere un breve articolo per denunciare la disinformazione, per incentivare la documentazione personale atta a saper rispondere a domande che non sono mai stupide, ma che possono solo trovare risposte stupide in notizie false.

Ritornando quindi al ruolo della vaccinazione nelle nostre vite, esso è chiaramente fondamentale per salvare noi stessi e chiunque altro.

Si può essere spaventati da una pandemia così contagiosa e pericolosa, ma la scienza non è un segreto, non ci sta tenendo all'oscuro di nulla e ci dichiara, invece, con costanza le sue scoperte, mettendo a nostra disposizione documenti e dimostrazioni per lasciarci capire e incoraggiarci a fidarci.

Il nostro compito è quello di informarci, per cancellare le paure originate dall’ignoranza.

Purtroppo, però, laddove molti vedono una speranza, altri vedono un rimedio peggiore del male che il vaccino dovrebbe curare, infatti, i dati sono variabili nel tempo, ma una buona fetta di popolazione, circa il 20%, ha espresso la volontà di non sottoporsi alla somministrazione.

Prima di tutto la domanda a cui dare tempestiva risposta è quali siano le ragioni che spingano una persona a non volersi vaccinare, perché è dalle motivazioni di queste persone che germoglia tutta la questione.

La risposta a quest’ultima domanda non può essere fornita univocamente: essendo molte le persone contrarie a vaccinarsi, le ragioni possono essere altrettante. Certamente però ci sono tendenze più diffuse di altre.


La prima è quella che fa più scalpore, e che, si spera (ma forse vanamente) sia quella meno condivisa, ovvero la tendenza all’antivaccinismo (portata avanti dai cosiddetti No-Vax). Senza spendere troppe parole su questo movimento che si descrive più per immagini reperibili sul web che con la comunicazione scritta, gli aderenti si vedono spesso immersi in una narrazione distorta della realtà che fa acqua da tutte le parti e dà un carattere politico a tutto ciò che è in realtà scientifico o tecnologico.

Nonostante sia chiaro a chiunque che queste persone sono accecate dalla mala informazione, non è altrettanto chiaro se ci sia una vera e propria responsabilità per questi individui, che potrebbero essere vittime di un’educazione ed una cultura della verità carente o di un contesto sociale malato.


La seconda tendenza (presumibilmente quella che va per la maggiore in questo 20% di singolari “outsider”) è quella che esprime un blando scetticismo sulla sicurezza del vaccino. Il punto chiave messo a sostegno di questa posizione è il tempo di sviluppo relativamente breve, ma la risposta a questo dubbio è abbastanza semplice, senza andare troppo nei dettagli, già sviscerati da molti divulgatori con competenze assai superiori alle nostre, ovvero che lo sviluppo di breve durata non ha significato tagli alla fase di sperimentazione.


A questo punto ci chiediamo se la vaccinazione dovrebbe essere obbligatoria o rimanere su base volontaria.

La risposta che ci sentiamo di dare noi, sulla base della nostra personale opinione, è un dipende. Crediamo infatti che bisognerebbe tenere conto di due aspetti fondamentali messi in evidenza prima; ossia che il vaccino è l’unica fonte di salvezza dal disastro di quest’anno e che abbiamo tutti a cuore di massimizzare libertà e benessere del maggior numero di persone possibile.

Con questi presupposti è facile vedere quale sarebbe il best case scenario, una realtà in cui tutti quanti si vaccinerebbero per propria volontà senza bisogno di azioni forzate.

Intuendolo però impossibile di fronte a persone categoricamente contrarie alla vaccinazione, possiamo appellarci a un altro concetto, quello dell’immunità di gregge, che ci suggerisce che non è necessaria una copertura di vaccinazioni del 100%, ma di poco inferiore. Questa informazione ci suggerisce il da farsi, ossia capire in maniera sistematica quale potrebbe essere l’adesione alla vaccinazione, confrontarla con il dato dell’immunità di gregge e poi decidere se rendere obbligatorio o meno sottoporsi al vaccino.

Ovviamente, è un concetto facile a dirsi ma molto meno a farsi e i dettagli di cui forse dovrà occuparsi il legislatore sono infiniti, come ad esempio, nel caso in cui non venga imposta la vaccinazione, se sia il caso di venire meno alla volontarietà per le fasce di età troppo a rischio, oppure, sempre nella stessa condizione, se sia legittimo che un datore di lavoro debba pretendere dai propri dipendenti una vaccinazione, a partire dal personale sanitario stesso.


A nostro parere però una vaccinazione imposta a livello governativo “taglierebbe la testa al toro” in molte di queste situazioni suscettibili a discussioni purtroppo spesso alimentate da mere congetture o da affermazioni indimostrate o, a volte, indimostrabili.



Matilde Galliano, Elia Perli





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