Roberto Saviano: “Le mani sul mondo”

Roberto Saviano, nato a Napoli nel 1971, è uno scrittore, giornalista e sceneggiatore, noto soprattutto per aver scritto “Gomorra”, un nuovo modo di narrare la realtà, fedele solo in parte alla poetica del nonfiction novel: l’indagine giornalistica diventa letteratura imperniandosi sul potere della parola e sull’“io” dell’autore, un testimone desideroso di raccontare una verità che altrimenti si sarebbe persa nella monotona enunciazione della cronaca. Testo di successo narra orrende vicende che la parte più povera della città partenopea deve subire tutti i giorni, poi, è stato adattato a film e serie tv.


In quest’ultimo periodo, tuttavia, lo scrittore ha fatto parlare di sé per le sue apparizioni in tv come opinionista, ma soprattutto grazie al suo nuovo Podcast: "Le mani sul mondo" che si trova in esclusiva su Audible.

Il titolo è uno specifico rimando a un celebre film di Rosi del 1963” Le mani sulla città” da cui Saviano stesso dice “di avere imparato lo sguardo sulle cose”; dopo una intervista al regista nel 2013 lo scrittore scrive su «La Repubblica» del 17/08/2013

Rosi è uno di quegli astri che illumina il cammino e guida chi è animato dalla stessa ossessione, nel perseguire lo stesso obiettivo: far comprendere il dominio dell'uomo sull'uomo. Mostrare ciò che c'è dietro, sotto e a lato di un fatto. [...]
“Era essenziale – dice [Rosi] - far capire al pubblico cosa fosse la speculazione edilizia, quali regole la governassero, quali interessi individuali e quali coperture, agevolazioni e commistioni di potere ci fossero dietro”.

“Le mani sul mondo” (work in progress, la criminalità si è in cinquant’anni globalizzata) è una serie composta da 8 episodi da 30 minuti ciascuno, ma è già stata completata e fatta diventare una trilogia, quindi, si sono aggiunte altre due stagioni, per un totale di 24 puntate.

Il podcast fa luce in maniera molto diretta e chiara sulle grandi inchieste che hanno riguardato la criminalità organizzata, in particolare la camorra. La prima stagione de’ “Le mani sul mondo” è dedicata alle storie degli eroi che si sono opposti al potere malavitoso, la seconda alla vita dei boss più famosi e la terza alle organizzazioni criminali internazionali. Le puntate, grazie anche alla loro durata, spiegano molto più chiaramente e dettagliatamente il mondo della camorra e tutto quello che si cela alle sue spalle, rispetto a quello che leggiamo quotidianamente sui social che, invece, viene scritto in modo molto più sbrigativo e meno curato.


Roberto Saviano ha uno stile molto diretto rispetto ad altri scrittori, in quanto egli tiene in particolare alla modalità di trasmissione delle informazione: crede debba essere la più diretta possibile. Utilizzando termini forti, ma proprio per questo capaci di rendere a pieno ciò che vuole esprimere e far intendere, con il suo stile di scrittura sembra voler davvero far capire agli altri l’importanza di ciò che testimonia, trattando più categorie di problemi da più punti di vista e provando a farne cogliere la reale gravità e le possibili soluzioni. Si potrebbe anche non essere d’accordo con ciò che afferma e non ritrovarsi in alcuni delle sue opinioni, però, al contrario di ciò che si trova online di solito, vale a dire notizie false, il cui scopo è solo quello di creare scompiglio, confusione e ostilità, Saviano cerca in tutti i modi di evitare ciò e anche di rimediare alla confusione già creata da altri, per mostrare quanto davvero creda nella necessità di un cambiamento. Richiama fatti, testimonianze, crea collegamenti, formula ipotesi che spiega con rimandi a fonti, prove; insomma, argomenta, non chiacchiera a vuoto con fallacie.

Gli argomenti trattati sono molto attuali, considerano la situazione politica sociale ed economica in Italia, ma anche in altre parti del mondo, ed esaminano varie problematiche.


Una delle tante vicende esposte è quella riguardante Willy Monteiro, il ragazzo che, ritrovatosi coinvolto in una rissa, pur non avendo nulla a che fare con tale situazione e intervenuto esclusivamente con lo scopo di proteggere un altro ragazzo che stava subendo della violenza da parte di altri due soggetti, è stato massacrato. Saviano definisce i due aggressori come veri e propri criminali ed è effettivamente difficile trovare altri modi per descriverli: l’azione da loro compiuta è senza dubbio spregevole e ingiusta, non merita difese o giustificazioni. Saviano attribuisce anche gran parte della colpa alla politica affermando che in un paese in cui essa stessa definisce gli immigrati “questi invasori che vengono qui”, la continua delegittimazione e i continui insulti rivolti verso chi è “altro”, avranno fatto pensare “posso tutto”; l’obiettivo di certe propagande-slogan è di mettere il mirino sull’immigrato, terrorizzare la gente, ma non fare nulla realmente per cambiare le cose e proporre soluzioni umane.


I social network vengono visti come una piattaforma sui cui è possibile dire tutto ciò che passa per la testa rimanendo anonimi e nascosti dietro uno schermo, così da poter sfogare tutta la propria rabbia e insofferenza.

Tutto ciò che non si penserebbe mai di dire faccia a faccia lo si riferisce tramite social, alimentando odio su odio e non rendendosi conto di ciò che viene effettivamente detto. Insultare una persona, spesso anche giovane e fragile, non può portare ad alcun tipo di vantaggio, ma è solo una dimostrazione di ostilità che consiste nell’offendere qualcuno, alimentando solo avversione e non pacifica convivenza.



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