Kamala Harris, la donna che ha conquistato l’America e non solo!

Aggiornato il: 29 dic 2020



La ricordiamo per quel “Mr Vice president, I’m speaking” non tanto per gli innumerevoli meme che ci hanno tenuto compagnia negli scorsi mesi, quanto per il significato dietro a quelle parole. Dopo il turbolento dibattito Biden – Trump è stata lei a ristabilire ordine e mostrare agli Stati Uniti, e al mondo, che la democrazia avrebbe potuto vincere, che lo zio pazzo d’America non era l’opzione migliore.

Un mese dopo era vicepresidente USA, la prima donna, la prima di colore, la prima asioamericana, e se questo non bastasse alla ridondanza dell’anafora, possiamo aggiungere i precedenti: la prima procuratrice distrettuale asioamericana della California, la prima procuratrice generale di colore della California, la prima asioamericana ad essere eletta al Senato.

Quindi a carisma ci siamo, a primati anche, mancava solo la terza posizione nella classifica delle 100 donne più potenti al mondo di Forbes 2020 dove la Harris trova ottima compagnia: sul podio con Angela Merkel, medaglia d’oro da dieci anni, e Christine Lagarde, capo della Banca centrale europea, è seguita da personalità provenienti da 30 paesi e 4 generazioni differenti, 10 capi di stato, 38 amministratori delegati e 5 entertainer.


Quello che hanno in comune è il loro essere parte di un movimento rivoluzionario che dalla prima ondata femminista è passato ai CEO e alla vicepresidenza, dal diritto di voto, al diritto a essere riconosciute come le migliori nel proprio settore.

Al Chase Center nella periferia di Wilmington, nel Delaware, si è tenuto il primo discorso alla nazione di Joe Biden e Kamala Harris come vincitori di queste elezioni 2020.

Parla per prima la vice-presidente eletta, con un discorso destinato a rimanere alla storia. Si presenta vestita di bianco, colore delle suffragette che cento anni prima ottennero il diritto di voto. E proprio alle donne si rivolge: «Dedico questo momento a tutte coloro che hanno combattuto e sacrificato così tanto per l’uguaglianza e per la libertà di ognuno, comprese le donne afroamericane, vera spina dorsale della nostra democrazia». Un pensiero va anche a sua madre arrivata in America dall’India: « non avrebbe mai immaginato questo istante, ma credeva in un’America dove momenti come questo sono possibili».

Possibili sì, ma certi no. Come la stessa Kamala ha voluto chiarire, la democrazia non è uno stato, ma un atto e quindi non è garantita.

Ciò che ha fatto il giro del mondo e che l’ha fatta amare dagli americani e non, sono state le sue parole per i giovani. «Anche se sono la prima donna a ricoprire questa carica, non sarò di certo l’ultima. Ogni bambina, ogni ragazza che stasera ci guarda, vede che questo è un paese pieno di opportunità. L’America vi manda un messaggio: sognate con grande ambizione, guidate con cognizione, guardatevi in un modo in cui gli altri potrebbero non vedervi. Ma solo perché probabilmente non l’hanno mai visto. Noi saremo lì con voi». E chissà magari, davvero un giorno vedremo sulla poltrona più potente del mondo, una donna.




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