Intervista ad Aldo Colonetti: tra filosofia e design

Filosofo, storico e teorico della grafica, giornalista, docente. Dopo la laurea in filosofia teoretica con Enzo Paci e Gillo Dorfles, insegna estetica, dirige l'Istituto Europeo di Design (IED) di Milano.

È stato Visiting Professor presso università italiane e straniere. Ha fatto parte della direzione di «Alfabeta», rivista fondata da Umberto Eco, è stato redattore di «Linea Grafica» e direttore di «Ottagono».

Nell'intervista che ha concesso alla redazione del Buco, Aldo Colonetti parla del ruolo che la filosofia ha avuto nel suo percorso professionale, di ambiente e delle nuove frontiere che il design dovrà affrontare.


Qual è stato il suo percorso di studi universitario?


Mi sono iscritto a filosofia nel ‘65 alla Statale di Milano, lì ho incontrato due maestri che mi hanno dato preziose indicazioni in ambito professionale, Gillo Dorfles, grande critico d’arte e studioso d’estetica ed Enzo Paci, filosofo teoretico. L’interesse di entrambi si traduceva nel discorso estetico non solo nell’ambito dell’arte ma anche nella grafica, nel design e nell’architettura.

Durante la mia formazione ho capito quanto la filosofia potesse aiutarmi nell’affrontare il grande tema della cultura e delle arti. Dopo la laurea ho fatto il giornalista, diventando il più giovane redattore del settimanale della Mondadori Panorama, dopo questo primo processo formativo ho iniziato a insegnare estetica presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università Statale di Milano.

In seguito alle prime esperienze lavorative, ho intrapreso una strada di ricerca, di attività culturale nel campo delle arti applicate, specializzandomi nell’ambito dell’estetica nel design, nella grafica e nell’architettura.


Quanto hanno influito le figure di riferimento come Enzo Paci e Gillo Dorfles sulla sua formazione e sul suo percorso? Quanto in generale un buon mentore condiziona la crescita professionale?

Nella biografia di uno studente sono fondamentali insegnanti capaci di infondere entusiasmo.

Gillo Dorfles mi ha insegnato a osservare con occhio curioso e che la dimensione estetica e la bellezza sono ovunque, non appartengono solo agli storici dell’arte ma all’uomo, da lui ho imparato che in Italia la bellezza è dovunque e che questa si può trasformare in prodotto, già negli anni ’60 la rivista “Aut aut” parlava di estetica applicandola a cose comuni.

Quando mi sono iscritto all’università non avevo ancora chiaro cosa volessi fare in seguito, questi due maestri mi hanno formato e mi hanno convinto che il percorso che avevo intrapreso fosse quello ideale per affrontare in futuro un percorso entusiasmante ma costellato di difficoltà.


Quanto influisce l’attitudine personale e quanto influiscono le competenze acquisite nella costruzione di un percorso lavorativo? Quali competenze in particolare sviluppa la laurea in filosofia?


Se non si è un genio, ma anche se lo si è, risultano indispensabili la cultura, il processo formativo, la curiosità di andare oltre le proprie conoscenze e competenze. Una capacità fondamentale che ho imparato attraverso i miei studi è l’importanza del contesto, delle persone, ricordo una mostra organizzata a Fidenza sull’architetto Guido Canali e sul fabbro Pino Olgiati con cui aveva collaborato per la realizzazione degli elementi in metallo del restauro del palazzo della Pilotta, mi aveva colpito l’essenzialità della collaborazione, senza la quale, non si sarebbe potuto realizzare il progetto.

Da soli non si può fare niente, una grande figura non è tale solo per ciò che sa fare, ma soprattutto per la sua capacità di circondarsi di persone capaci.

Un altro elemento fondamentale è la completezza della persona, l’importanza della visione d’insieme, Dorfles mi ha insegnato che un grande artista è importante, ma lo è più come persona che come artista.


In che modo la sua conoscenza riguardo alla filosofia teoretica l’ha influenzata nella scelta e nella realizzazione dei suoi progetti?


L’approccio filosofico è sempre stato sullo sfondo, il mio percorso è poi stato plasmato da vari progetti come l’esperienza di “Alfabeta”, sulle orme di Antonio Porta e Umberto Eco, oppure “Ottagono”, la realizzazione di progetti diversi mi ha mostrato che la cultura non è soltanto scrivere e insegnare ma è essere in grado insieme agli altri di plasmare, di organizzare sapere.

Dai miei progetti ho capito anche che è importante integrare la teoria con attività di carattere più concreto, nel mio caso mostre e presentazioni per non scordare il rapporto con la dimensione reale del mondo, non ho mai amato fare il filosofo a tempo pieno ma, non posso non sottolineare come la filosofia siamo fondamentale in ogni attività.

La filosofia è molto utile per affrontare temi che non sono solo teorici ma anche pratici, quando si parla di Armani, di Renzo Piano o di Antonio Citterio non si parla solo di un grande sarto, di un architetto o di un designer; in questi personaggi vediamo temi fortemente pratici che si intrecciano con il pensiero estetico della filosofia.


Cosa offre oggi il mondo del lavoro a una persona con competenze legate all’ambito umanistico filosofico?


Molto, oggi più che mai, se non si è in grado di declinare e contestualizzare le proprie competenze specialistiche, verticali, si diventa un mero esecutore.

La sensibilità e la dimensione umanistica, soprattutto se applicate a campi pratici dell’esistenza diventano indispensabili per sviluppare un punto di vista complesso e di ampio respiro, proprio per questo grandi facoltà anglosassoni, come l’MIT di Boston includono all’interno di facoltà d’impronta scientifica corsi umanistici, per integrare le due dimensioni e fornire una prospettiva più ampia, una bussola di orientamento che, oggi più che mai, risulta necessaria.

Potendo dare un consiglio a uno studente che non ha ancora le idee chiare riguardo al proprio profilo professionale ma ha interessi culturali trasversali, una facoltà come quella di filosofia, che richiede una grande sensibilità e impegno, può ampliare gli orizzonti e stimolare, la filosofia ha la grande capacità di coinvolgere e di inserirsi in tante branche tutt’altro che astratte.

Affiancando lo studio di questa disciplina a nozioni di carattere specialistico-tecnico è possibile costruire percorsi professionali diversi e interessanti.

Io insegno all’università, sono consulente di molte aziende di design e moda, scrivo su diverse riviste, mi interfaccio con il mondo esterno all’accademia e, alla luce della direzione che ha preso il mio percorso, rifarei sicuramente filosofia.


Quanto è importante oggi il rapporto tra innovazione digitale e design?


Essenziale, i due ambiti sono intrinsecamente collegati, tuttavia è importante che il rapporto non diventi un limite, la cultura digitale porta a un grandioso accesso alla conoscenza ma questo, senza adeguati modelli di lettura, produce solo indecisi.

In una delle sue ultime conferenze Umberto Eco ha detto “Internet è straordinario ma, purtroppo, produce imbecilli”, risulta quindi fondamentale avere un modello di orientamento, una prospettiva completa.

Internet e il digitale vanno usati come potenzialità, senza negarne la forza anzi, sfruttandoli al meglio e inserendoli in un contesto culturale più ampio.

Oggi il design deve essere ecosensibile?


Certo, oltre alle scelte ideologiche del singolo la transizione del design verso il sostenibile non è più solo possibile ma necessaria, addirittura costituente di questa disciplina.

Il concetto di economia circolare sta trovando grande riscontro nel mondo del design, la valorizzazione dei materiali con cui vengono prodotti gli oggetti sta incentivando il riciclaggio delle materie prime per creare nuovi prodotti.

Oggi questo tema riguarda il processo produttivo, il consumo su larga scala, in USA il gruppo VF, con cui ho collaborato come consulente ha messo da qualche anno il design sostenibile al centro della propria ricerca.

Il design del futuro non può che essere sostenibile.

Quali sono le nuove sfide del design?


L’aspetto sociale, il design deve diventare sostenibile non solo dei prodotti ma anche nei servizi pubblici, un esempio riguardo al design urbano è la creazione di un sistema di segnaletica efficiente, c’è ancora molto da fare in questo campo.

Nell'ambito dell’acustica, per esempio, si discute sulla correlazione tra l’acustica degli spazi di apprendimento privi di riverbero acustico, e l’attenzione prestata a conferenze e lezioni con la conseguente diffusione di conoscenze.


Il design oltre a dare valore agli oggetti deve iniziare a entrare non solo nei prodotti ma anche nei servizi e nei sistemi, andare sul territorio, nelle scuole, negli ospedali.

17 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti
  • Black Facebook Icon
  • Black Twitter Icon
  • Black Pinterest Icon
  • Black Flickr Icon
  • Black Instagram Icon

© 2018 Site made by Liceo Respighi, Piacenza. All rights are reserved