Il coronavirus colpisce anche sulla psiche

Aggiornato il: 2 giorni fa

STUDENTI IN DAD: All’alba di un nuovo decreto che probabilmente terrà noi studenti ancora in casa per un po’ abbiamo cercato di capire come stanno vivendo il lungo tempo sospeso o semi sospeso i respighiani, confrontandoci anche con lo psicologo Maurizio Iengo.

Secondo uno studio, presentato dall'Ordine degli psicologi è emerso che i disturbi psicologici tra adolescenti sono aumentati del 34%, un disagio che si è manifestato attraverso sbalzi d’umore, stress, ansia, tristezza, noia e rabbia. Infatti, se il problema principale in questi mesi, era proteggere i più vulnerabili da questa pandemia, i meno, quindi i giovani, sono stati però quelli che hanno sofferto di più a livello psicologico. È noto come la condizione di disagio di alcuni studenti fosse già un problema prima del Covid, ma le restrizioni dovute alla diffusione del virus hanno contribuito certamente ad accrescerlo. La vita e la routine di circa10 milioni di adolescenti è cambiata drasticamente da febbraio 2020. Con la chiusura delle scuole, discoteche, bar, le limitazioni alla mobilità e agli scambi interpersonali molti ragazzi hanno subito cambiamenti destabilizzanti. Il fatto è che non basta schiacciare il tasto rosso e abbandonare la riunione, per rimediare ai malesseri della complicata psiche.

Ecco le domande poste. Se dovessi descrivere con una parola il periodo di didattica a distanza quale useresti e perché? Tra gli studenti c’è chi ha risposto con monotonia ritenendo che si finisce sempre nel vortice di una routine sempre uguale, chi lo ha definito altalenante e chi invece lo vede come una sconfitta, una sconfitta per i nostri animi, abbattuti all'idea di guardarsi solo attraverso uno schermo, ma anche dal punto organizzativo, dello Stato che non è stato in grado di far fronte con organicità alla diffusione da coronavirus.


“La prima parola- afferma Maurizio Iengo- che mi viene in mente è sfidante. È senza dubbio un periodo che ci mette alla prova. Dall’altro lato lo definirei anche riflessivo. Sono molti i ragazzi con i quali ho ragionato sull’importanza dell’apprendimento: se la scuola non ci fosse più e quindi tu dovessi imparare da solo, lo faresti? Per questo lo definisco riflessivo, ci ha permesso di capire cosa è realmente importante per noi. Direi anche resistere: per quanto scontata questa parola possa sembrare, a volte è l’unica cosa da fare. Certo sarebbe più semplice e bello se ci fosse un altro modo, ma nella società del tutto e subito dobbiamo riscoprire il valore dell’attesa."

Hai mai provato durante il periodo di DAD stress, ansia o solitudine? Se sì a cosa attribuisci la causa? Tutti gli studenti presi a campione, hanno confermato di aver provato stress, ansia o solitudine e molti affermano di non averne mai sofferto prima di questo momento. Le risposte sulle cause invece, sono state molteplici e discordanti:

“Penso sia dovuto alla mancanza di contatto umano, rinchiudermi in casa è un po’ come stare in una prigione”

sostiene uno studente. Altri sono convinti che

“La causa principale sia il poco interesse da parte del sistema scolastico nei nostri confronti, poiché tutti pensano che considerato il periodo, la nostra vita debba essere solo legata alla scuola e di conseguenza il peso di compiti e verifiche aumenta sempre più”

Nonostante l’evidenza dei numeri, sarebbe un errore pensare che si tratti solo di problemi nati dal nulla. Maurizio crede che in questa situazione ci siano due aspetti da considerare: il primo è costituito dalle concause, cioè dalla presenza di più elementi, come un puzzle formato da una serie di cause soggettive e legate al singolo individuo, dall'altro ci sono quelle oggettive, tutte quelle connesse agli impegni scolastici e al disagio verso questo periodo. Il punto di svolta per superare questi momenti è quello di elaborare delle ‘soft skills’ cioè quelle abilità che ci permettono di gestire ansia e stress; vengono spesso intese, però, come un elemento superfluo, quando in realtà sono fondamentali per la crescita. Ci si dovrebbe impegnare di più a potenziarle. Al pari di conoscere l'inglese, il latino, la matematica diventa anche importante conoscere e saper gestire noi stessi e le nostre emozioni. La chiave non sta nel cambiare le cose, ma nel cambiare il modo di guardarle.

“Se prendiamo l’esempio banale -prosegue lo psicologo della nostra scuola- di qualcuno che mi prende in giro, il motivo del mio malessere va ricercato in questa condizione ma, se io sono una persona che sa rispondere alle prese in giro, il mio disagio diventa più attenuato o addirittura cede. Fa la differenza la mia consapevolezza interiore di sapere di avere la capacità di rispondere.”

La maggior parte degli alunni intervistati non ha tuttora superato, questi sentimenti di precarietà, incertezza, isolamento che troppo spesso vengono considerati il male minore: “Non credo di essere riuscito a sconfiggerli del tutto anzi penso che me li porterò dentro per molto e sarà complicato riuscire ad aprirsi con nuove persone” sostiene qualcuno. Che la scuola abbia fatto tutto il possibile per aiutare gli alunni, sono in pochi a crederlo: “ Penso che la scuola non abbia reso più semplice sopportare questa situazione. Prova ne è il fatto che oltre a dover sopportare la pesantezza di questi pazzi duemila-venti e duemila-ventuno ci sono state imposte veramente troppe attività extracurriculari spesso dalla dubbia utilità." questa è la sentenza unanime degli studenti! L'opinione di Maurizio Iengo è che per rendere tutto meno stressante basterebbe impegnarsi nel creare una relazione a doppio senso tra studenti e insegnanti. I docenti potrebbero applicare un metodo sempre più diffuso che consiste, nel momento dell'appello, di dimostrare interesse per il singolo alunno chiedendo quali sono le sue emozioni al momento o come sta vivendo la giornata. Ciò contribuirebbe alla relazione interscolastica, ma darebbe anche conforto a ragazzi che molto spesso si sentono abbandonati. Importante però è non estremizzare, lo studente da parte sua, per quanto banale possa sembrare, dovrebbe cercare di tenere la telecamera accesa così da mostrare un vivo interesse per il lavoro comune.

La soluzione sta, quindi, nell’equilibrio tra le due parti.

Una proposta avanzata dagli intervistati è quella di garantire degli incontri mensili con gli psicologi del nostro istituto. L’idea è subito stata colta con entusiasmo da parte degli interessati che ci tengono a ricordare che per qualsiasi richiesta il centro ascolto rimane sempre attivo.

La Dad è stata un colpo basso per gli studenti soprattutto perché in un mondo smarrito come il nostro, la vita scolastica resta ancora un’ancora di salvataggio. La nostra indagine sottolinea che alla maggior parte degli studenti manca la didattica in presenza. Ma, di certo, non basterà tornare semplicemente in classe per estinguere tutte le problematiche sollevate.

Una soluzione proposta da Maurizio Iengo è quella creata James Pennebaker che consiglia la scrittura di un diario quotidiano per 10 minuti, lasciando traccia di quelli che sono i nostri pensieri, comportamenti, le situazioni in cui ci si trova ma anche delle impressioni che si provano mentre si scrive. Il risultato sarebbe sicuramente strabiliante; infatti se gli alunni ammettono di sentirsi cambiati in questo periodo e non in meglio, magari questa potrebbe essere la svolta che stanno cercando. Un consiglio univoco rimane comunque quello, di non reprimere le nostre emozioni, ma di lasciare tempo a noi stessi per capirle e gestirle prendendoci cura di noi stessi, ascoltando un po’ di musica, facendo una passeggiata, sentendo e confrontandoci con un amico (non mettiamo in quarantena anche le relazioni). In conclusione, questi disturbi sempre in aumento negli studenti, non vanno assolutamente sottovalutati.


Ma come scriveva Thomas Stearns Eliot “Giunti alla fine di un viaggio ci ritroviamo al punto di partenza”: ogni momento di crisi, implica la necessità di un cambiamento e la disponibilità individuale a mettere in discussione le vecchie strategie di gestione della difficoltà. Forse l’unica certezza in questa situazione paradossale è cercare l’opportunità nel problema




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