ESSERE O NON ESSERE?

Il verbo adeguarsi deriva dal latino “aequāre” con il significato di “farsi pari rendersi uguali”.

Fin dalla tenera età ci viene insegnato ad essere un unicum, a vivere nella consapevolezza di essere speciali, diversi, eppure una volta che si entra a far parte della società, essa impone di adeguarsi ad uno standard comportamentale e fisico tale che chiunque tenti di distaccarsi da esso venga visto come alieno ed emarginato.

Ogni giorno nessuno è libero di scegliere chi vuole essere perché è obbligato ad adattarsi ad uno schema creato per ottenere il massimo profitto con il minimo rischio di fallimento.

La necessità di essere accettati e quindi il bisogno di attenersi a regole mai scritte non ha fatto altro che generare vittime, ogni persona a cui venga “imposto” di soffocare le proprie peculiarità è una vittima. Un bambino dal comportamento vivace troppo spesso viene etichettato come problematico e di difficile gestione, una ragazza che non beve viene considerata noiosa e asociale, un ragazzo con difficoltà a scuola spesso viene deriso o si attribuisce una giustificazione medica o psicologica alla sua incapacità.

Oggi c’è una malattia nuova per ogni persona che si distingue dalla massa, ebbene la verità è che la malattia si verifica a causa dell’ignoranza della gente, divenuta incapace di proteggere la flebile luce della diversità nell’oscurità dell’omologazione.

Solo coloro che sono apparsi diversi agli occhi dei più, hanno lasciato il segno del loro passaggio in questo mondo, ma fino alla loro morte sono stati esiliati da quella che viene chiamata società.

Tutte le volte che riteniamo un individuo diverso e preferiamo allontanarci, proviamo a domandarci se la paura ci stia trasformando in prodotti creati in serie ed incapaci di amare ed incuriosirci di fronte all’alter.

Io personalmente ritengo che ogni persona sia unica e come tale debba mantenere l’unicità rischiando a volte la solitudine; è fondamentale mostrarsi per ciò che si è e non per ciò che gli altri vorrebbero che tu fossi. Avere un proprio parere, anche rischiando di essere esclusi, è il passo principale per crearsi una propria identità, una propria visione delle cose, per avere le capacità di separare quello che è giusto da quello che é sbagliato al fine di assumere decisioni consapevoli.


“Cercando di sembrare ciò che non siamo, cessiamo di essere quel che siamo”

Ernst Júnger

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