Contact-less



INTRO

Entrambi derivati da contingere, “toccare, contaminare” i termini “contagio” e “contatto” hanno intrapreso itinerari diversi attraverso la storia della lingua italiana tracciando un divario semantico sempre più profondo e incisivo.

Lo psicoanalista René Spitz attraverso i suoi studi sulla condizione di deprivazione affettiva infantile, per esempio in ospedale o in orfanotrofio, ha rivoluzionato il mondo della pediatria scoprendo che i neonati che non ricevono affetto vanno incontro a danni irreversibili dal punto di vista motorio, affettivo, del linguaggio e dello sviluppo intellettuale, il contatto è base fondante di questa dimostrazione di affetto nei rapporti umani. La pandemia dell’ultimo anno ci ha dimostrato la flebile distinzione tra contatto e contagio, il rischio che l’interazione implica e a cui è impossibile sottrarsi. La dualità imposta dal binomio contagio/contatto rappresenta una fonte inesauribile di spunti, tra tutti risulta interessante il rapporto di opposizione che vede nel contagio l’assoggettamento ideologico e nel contatto l’approfondimento soggettivo, il giudizio che supera la barriera del pregiudizio.

Sostituendo al tocco fisico la parola, ci si ritrova immersi in un universo di spunti trascendenti spazio e tempo che si ripropongono nella storia dell’uomo contrapponendo alla credenza la ricerca, all’asservimento la libertà, così la propaganda faraonica si rispecchia in quella dei totalitarismi contemporanei, la censura dittatoriale nelle echo chambers delle piattaforme democratiche, in circolo vizioso di modelli identici imperniato sulla tendenza al contagio superficiale piuttosto che al contatto profondo, fil rouge della Storia dell’uomo.


MODELLO DEL TOTALITARISMO

Nella sua opera Hannah Arendt spiega come i totalitarismi del ‘900 siano nati dall'applicazione di una propaganda profetica ad una società di massa atomizzata mossa da risentimento e disperazione, questo oracolo moderno propone una visione della storia indifferente alle scelte degli individui, necessaria nel suo sviluppo, mossa da uno spirito inarrestabile che solo pochi comprendono veramente, la propaganda è efficace perché le masse moderne non credono nella realtà del mondo visibile, alla ricerca personale preferiscono la delega, all'esperienza tangibile preferiscono la solidità di un sistema totalizzante, al contatto preferiscono il contagio.

Come in una pandemia il contagio ideologico diffonde gli elementi fondanti dell'acquisizione del consenso, la polarizzazione, la contrapposizione, la semplificazione, la presentazione di un nemico pericoloso e incombente davanti al quale è necessario che il corpo sociale si compatti e che riponga la propria cieca fiducia in un capo, per governare una persona è necessario farla sentire circondata da nemici.

L'apice del potere del capo può essere raggiunto solo in uno stato d'eccezione, in un momento di rottura dell’equilibrio che rende necessario l’intervento di un potere decisionale fermo e tranquillizzante, quando il corpo sociale riconosce l'insostituibilità e l'imprescindibilità di un leader davanti al quale sia disposto a cedere le proprie libertà e i propri diritti in cambio di rassicurazione e soluzioni immediate; il potere assoluto viene raggiunto quando alla ricerca di una strategia per la risoluzione di un problema viene sostituito il comune anelito alla semplificazione. Alla mitizzazione della figura del capo concorrono la propaganda e la censura di un sistema totalizzante, capace di annebbiare il sentire comune sostituendo all'istanza di autodeterminazione il germe di un terrore recondito che solo una guida forte e priva di tentennamento possa dissipare.


PROPAGANDA

Giornalismo, Teatro, Moda, Idee. Hanno in comune un piccolo tassello che per quanto insignificante possa sembrare, fa la differenza: la Propaganda. Quel male da cui tutto e tutti sono stati toccati, quel male che seppur condannato è ancora acclamato. Quel male che non abbiamo inventato noi e neppure i nostri nonni. Quel male che ci condiziona anche ai giorni nostri. Quel male che forse non è pur sempre tale. Perché quello che spesso si tende a dimenticare, o meglio a non voler ricordare, è che la propaganda è da condannare quando i suoi autori si adoperano deliberatamente a diffondere menzogne e a produrre effetti negativi per il bene pubblico. Ma per capire cos’è realmente, c’è chi la cercherà sul dizionario. Ma la verità è un’altra. La verità è che propaganda, è religione. Non si tratta di trasmettere la conoscenza obiettiva e accessibile tramite il ragionamento, ma di convertire tali conoscenze in verità nascoste, in credenze che si basano sulla fede e non sulla ragione. La propaganda è roba vecchia, la propaganda è nata col mondo: già gli Egiziani e gli Hittiti la applicavano all’ideologia reale, ma già anche con Pisistrato antico tiranno di Atene, colui che si può considerare l’inventore delle fake-news. La vera evoluzione, fu attuata da Edward L. Bernays che spostò questo mostro a mille teste nell’ambito commerciale. E’ grazie a lui se gli anglosassoni fanno colazione con la pancetta, ed è grazie a lui se il popolo americano accettò la decisione del governo di andare in guerra nel 1917. Scriveva: “Noi siamo in gran parte governati da uomini di cui ignoriamo tutto, ma che sono in grado di plasmare la nostra mentalità, orientare i nostri gusti, suggerire cosa pensare”.

E’ noto che il ragionamento, di per sé, non trova spazio nella mentalità collettiva, guidata dall’impulso, dall’abitudine o dall’emozione. La società si è evoluta e con lei anche la propaganda, oggi non è solo insidiata nel giornalismo e in ogni forma di cultura, oggi è nei social. Oggi è un cittadino presente e attivo di questo piccolo villaggio globalizzato. E’ ciò che ci ha condotti a essere schiavi di lake, dei tag e dei filtri instagram.


FILTRI DI INSTAGRAM

Il motore del progresso è la contaminazione, l’incontro con il diverso, il processo che ci porta ad apprezzarlo evolvendo i nostri criteri di giudizio e sperimentando una prospettiva inedita. Perché la contaminazione possa avvenire è necessario un momento di scambio, un luogo comune dove la diversità possa convivere e imparare a conoscersi.

Con l'arrivo dei social e della conseguente infinitesimale contrazione del tempo, questo terreno comune sembrava essersi espanso ovunque e in ogni istante, solo una più approfondita analisi dei meccanismi delle piattaforme e dei motori di ricerca ha mostrato come essi si siano trasformati in enormi camere di risonanza. All’interno di questi ambienti si verifica un processo mentale detto confirmation bias, secondo il quale l'uomo tende a ritenere maggiormente credibili fatti concordanti con i propri pregiudizi e a sminuire tutte le informazioni discordanti con essi, questo meccanismo selettivo è volto a evitare una dissonanza cognitiva che comporterebbe maggior sforzo nell'elaborazione di dati. Nei social, per la prima volta, il criterio decisionale che include o esclude le informazioni è dettato da un algoritmo esterno all'uomo-fruitore.

La digitalizzazione del confirmation bias dà origine alle filter bubble, algoritmi di personalizzazione volti a creare ambienti popolati da informazioni selezionate in base alle preferenze del singolo utente. Questa esposizione selettiva cancella la dissonanza tra contagio ideologico e ricerca del contatto, proponendo al fruitore un ambiente semplice da accettare che elimina l'istanza di approfondimento dell'uomo, le conseguenze del processo influenzano ogni ambito della vita del fruitore, dall'orientamento politico alle preferenze personali fino al diritto di informazione, il sistema totalizzante dei regimi novecenteschi viene sostituito da un sistema personalizzato che intrappola l’utente in un ambiente fittizio protetto dal sovraccarico di informazioni presenti in rete e quindi escluso da ogni possibilità di contaminazione. Il contagio ideologico si sviluppa tra il fruitore e l’ambiente che i suoi stessi pregiudizi delimitano, il contatto, pertanto, risulta impossibile, il diverso rimane escluso inducendo l’utente a pensare che questo semplicemente non esista.

Che il contagio sia ciò che più di tutto abbiamo cercato di evitare in questo momento, è noto. Quello che dovremmo evitare più spesso è il contagio da posizioni estreme. I dittatori hanno tutti in comune una cosa: sono abili, abilissimi. Riescono a smuovere masse con solo parole.


“Sono solo parole!

Solo parole?

E quando tu dichiari amore che cosa usi?

Parole.

Quando tu ferisci?

Parole.

Quando cerchi di proteggere?

Parole.

Di proteggerti? Ok niente mi fido ciecamente

Parole.

Quando cerchi conforto?

Parole.

Di confrontare?

Parole.

Persino quando invochi Dio, non usi forse parole?


Non sono mai state solo parole, altrimenti non si spiegherebbe perché da sempre sono state cancellate, messe a tacere, nascoste, distorte, stracciate, proibite, bruciate, perseguitate, imprigionate. Non sono mai state solo parole, altrimenti non si spiega perché sono da sempre tanto temute. Le parole sopravvivono a coloro che le hanno pronunciate, sopravvivono nei secoli a quelli che le hanno soffocate e strangolate. Fanno paura, le parole! Le parole attraversano i secoli [...].Il punto è se pronunciale o no quelle parole. Perché ogni parola ha un prezzo altissimo, e questo si paga in termini di fastidio, di astio, di derisone, di calunnia, d’invidia, d’isolamento, di minaccia, di tortura, di reclusione, di morte.


Tra il passaggio tra la mascherina e l'igienizzante dobbiamo essere più attenti a un virus che si trasmette con qualche ammasso di sillabe, ma che è incurabile e mortale.



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