Le fake news sono un problema della società odierna e incappare in esse può essere molto facile, considerato l’uso che facciamo di internet. Ecco 10 elementi da cui partire per poterle riconoscere.


A cura di Luca Boccellari, Francesco Chiusa, Matteo Davoli, Diego Garilli e Federico Scalia, Leonardo Macchetti


1. TITOLO - Il titolo è ciò che attira di più anche perché, spesso, non ci si sofferma sul resto. Pertanto le fake news possono avere titoli esagerati, magari scritti in maiuscolo o con un uso eccessivo di punti esclamativi. Dubita di affermazioni contenute in un titolo che corrisponde a questa descrizione, dal momento che potrebbero essere false.


2. URL - Spesso le url vengono storpiate da siti di informazione conosciuti, così da renderle credibili a chi non faccia attenzione. Una notizia riportata da una url molto simile a quella di un sito già esistente potrebbe indicare la falsità della notizia.


3. LE IMMAGINI - Le immagini, come i titoli, sono fondamentali per catturare l’attenzione del lettore, e possono essere usate in modo sbagliato. Per esempio l’immagine può essere tagliata, oppure può essere usata una foto non recente e fuori contesto, affinché il lettore possa cadere in inganno. È dunque necessario assicurarsi che la foto sia recente e cercare di risalire alla foto originale, attraverso un’ulteriore ricerca su Internet o sui social network.


4. GLI ERRORI “DI BATTITURA” E LA FORMATTAZIONE - Spesso i siti non “affidabili” contengono diversi errori, poiché non è presente una persona addetta alla revisione del testo, come invece frequentemente accade nelle redazioni giornalistiche. Inoltre anche il font del testo può essere anomalo, a differenza di quello dei giornali online, che usano un carattere unico.


5. REVISIONE DELLE FONTI - Di questi 10 punti la revisione delle fonti è probabilmente il più importante, anche se spesso viene dimenticato dai lettori. Dubita dei siti che non riportano la fonte a fondo pagina o di quelli che citano siti non conosciuti o non attendibili. Più fonti sono citate, meglio è, soprattutto se provengono da testate con tagli giornalistici diversi tra loro.


6. DATE - Controlla le date dei vari articoli, potrebbero essere vecchie, riproposte al pubblico solamente per attirare l’attenzione. Basati anche sulle date degli avvenimenti riportarti: la loro cronologia potrebbe non avere alcun senso.


7. AUTORE - Verifica che l’autore citato esista e sia rintracciabile su internet.


8. ALTRE FONTI - Una notizia vera viene sempre riportata da più di una fonte. Questo significa che se nessun altro sito riporta la stessa notizia, probabilmente siamo davanti a un falso. Se la notizia è stata ripresa da diversi siti che ritieni attendibili, allora è più probabile che sia vera. Inoltre visita siti noti per le fake news e controlla se la notizia di cui hai appena letto si trova in questi ultimi. Non limitarti a Wikipedia.


9. SITI SATIRICI - Esiste una serie di siti satirici che pubblicano notizie false, al solo scopo di far divertire. Anche se a volte risulta difficile distinguerle dalle notizie vere, è bene almeno porsi delle domande.


10. INTENZIONALMENTE FALSE - Attenzione perché alcune notizie sono intenzionalmente false. Utilizza le capacità critiche quando leggi le notizie e condividile solo se non hai dubbi sulla loro veridicità.


Qualche esempio:

In questo periodo, siamo immersi in una pandemia la cui diffusione ha dato vita a interventi di molti disinformatori che affrettatamente hanno messo in rete notizie false.

Ecco qualche esempio:

  1. Bere latte protegge e cura l’infezione da nuovo coronavirus. Non ci sono attualmente evidenze scientifiche secondo cui il latte abbia un’azione protettiva o curativa nei confronti dell’infezione da nuovo coronavirus.

  2. Mangiare peperoncino protegge dal nuovo coronavirus. Non ci sono evidenze scientifiche che acclarino che mangiare o aggiungere peperoncino ai cibi prevenga o curi Covid-19. Il modo migliore per evitare di infettarsi con il nuovo coronavirus è quello di tenersi alla distanza di almeno 1 metro dagli altri e di lavarsi frequentemente e accuratamente le mani con acqua e sapone oppure con disinfettanti a base alcolica.

  3. E’ possibile disinfettare mani o aree della pelle con i raggi UV. Le lampade a raggi ultravioletti (UV) non devono essere utilizzate per disinfettare le mani o altre aree della pelle. Le radiazioni UV possono causare irritazione alla pelle e danneggiare gli occhi.

Questi ovviamente sono solo alcuni esempi di fake news, ma ne circolano parecchie ogni giorno e anche molto “virali”! Quindi, è necessario controllare che la fonte dell’articolo sia affidabile e poi verificare in siti diversi lo stesso argomento.


Una celebre fake del passato a cura di Alessandro Anfini e Aurora Barbieri


Con l'avvento di Internet, soprattutto con lo sviluppo dei social media, è aumentata in maniera esponenziale la diffusione delle cosiddette “fake news”, ossia post e articoli che contengono informazioni false, distorte e ingannevoli che possono portare gli utenti digitali ad acquisire conoscenze ingannevoli o interpretare fatti e vicende accadute realmente in maniera non corretta. Solitamente, le fake news sono associate a politica, sport, fatti di cronaca, bufale senza fondamenta, teorie complottiste e soprattutto alla diffusione di notizie non verificate. Queste, che possono sembrare vere all’occhio dell’utente medio, hanno come scopo principale quello di disorientare la popolazione tramite il “passaparola” e internet, quindi, grazie ad una specie di “reazione a catena”. Dunque, le fake news possono essere considerate come un “virus” che si diffonde tra coloro che vengono sottoposti alla disinformazione (online e non solo).

Spesso le soluzioni a tale problematica sono simili ai programmi “antivirus”, aventi l’obiettivo di identificare la fonte primaria della notizia falsa e bloccarla in tempo affinché quest’ultima non possa “infettare” ulteriori utenti. Purtroppo, grazie ai mezzi che ognuno di noi possiede, questa rete di notizie è infinita, perché ogni giorno c’è la possibilità che una o più fake news vengano messe in circolazione.


Studiando però lo scrittore fiorentino Niccolò Machiavelli, abbiamo scoperto che già cinque secoli fa esisteva questo fenomeno, ovviamente in una maniera completamente differente dalla nostra.

Machiavelli fu definito da diversi letterati e persone di cultura postumi all’autore, tra i quali William Shakespeare, un “murderous, assassino”. Abbiamo anche delle dichiarazioni di altre figure importanti come Reginald Pole (cardinale e cattolico inglese del XVI secolo) che, riferendosi al “Principe”, scrive: “mai esiterò a dire che uno di tali libri sia stato scritto con le dita di Satana, anche se reca sul frontespizio un nome d’uomo. Questo libro reca il nome di Machiavelli, un Fiorentino, indegno per altro, di avere per patria una tale nobile città”.


Oggi, si studia Machiavelli distanziandosi da opinioni dettate da una visione moralistica e falsata, tuttavia, nell’immaginario collettivo, è visto come un uomo non sempre da prendere in esempio, in quanto spregiudicato e disinvolto. A dimostrazione di questo, possiamo citare un aggettivo, non molto noto, ma che possiamo trovare in diversi vocabolari: machiavellico.

Secondo il dizionario Treccani: “dottrina politica ed esercizio del potere improntati a un utilitarismo cinico e spregiudicato / comportamento di chi fa un uso spregiudicato della simulazione e della dissimulazione per perseguire il proprio utile. Il cinismo, opportunismo, spregiudicatezza”.


Per questa visione distorta dell’opera dell’autore, a Machiavelli è stato attribuito un proverbio che viene citato frequentemente: “il fine giustifica i mezzi”. In realtà, il noto motto non è stato coniato da lui, in quanto non presente in nessun suo scritto. Riportiamo il trafiletto del capitolo XVIII del Principe dal quale si crede sia nata questa frase:


“Facce dunque lo principe di vincere e mantenere lo stato e mezzi saranno sempre iudicati onorevoli e da ciascuno laudati perché il vulgo ne va sempre preso con quello che pare e con lo evento della cosa e nel mondo non è se non vulgo”. 

Con ciò Machiavelli non intende dire che “il fine giustifica i mezzi”, cioè che la violenza può essere utilizzata per ottenere un beneficio, bensì, che quando una guerra viene vinta o un’azione va a buon fine, le persone non giudicheranno quello che è stato fatto per arrivare a quel risultato, ma solo il risultato ottenuto; talvolta per fare in modo che lo Stato non “ruini,” bisogna usare “medicine forti”, solo ed esclusivamente in ambito politico.


Sarebbe bello potere agire secondo principi etici, ma l’uomo è tristo, malvagio, e quindi non sempre si possono mantenere vivi principi morali, ma bisogna essere centauri, uomo e bestia, flessibili, sapersi adattare alle circostanze grazie a una nuova visione di virtù, la capacità di adattarsi convenientemente alle circostanze, seguendo la logica segrete degli eventi (fortuna).

Il fine principale del sovrano è il mantenimento dello Stato, considerato in sé un valore assoluto in quanto baluardo contro l'anarchia e il disordine civile. Perciò, qualunque comportamento atto a sortire questo fine deve essere tollerato e non respinto in virtù di ragioni puramente etiche o religiose: si può parlare di un male necessario al mantenimento dello stato.

Machiavelli accetta la necessità del male:


il bene rimarrà sempre la via da perseguire, però, un principe deve abituarsi a compiere il male per il semplice motivo che il bene a volte non permette allo Stato di non ruinare.


L’autore non considera il male morale, non vuole entrare in questioni etiche in quanto considera politica e religione due campi di indagine distinti e autonomi (ha una visione non monistica, ma dualistica). Come è chiaramente espresso nel paragrafo del capitolo XV del “Principe”, il principe è quasi costretto ad assumere comportamenti rigidi perché è la natura crudele ed egoista dell’uomo che lo costringe:


so che ciascuno confesserà che sarebbe laudabilissima cosa in uno principe trovarsi di tutte le soprascritte qualità, quelle che sono tenute buone; ma perché le non si possono avere né interamente osservare, per le condizioni umane che non lo consentono, gli è necessario essere tanto prudente che sappia fuggire l’infamia di quelli vizi che li torrebbano lo stato, e da quelli che non gnene tolgano, guardarsi, se egli è possibile; ma, non possendo, vi si può con meno respetto lasciare andare. [...] dua generazioni di combattere: l’uno con le leggi, l’altro con la forza: quel primo è proprio dello uomo, quel secondo è delle bestie: ma perché el primo molte volte non basta, conviene ricorrere al secondo”.

La necessità di agire con fermezza si può cogliere anche nei capitoli che seguono il XV detti del “nondimanco”, nei quali l’autore fiorentino spiega che sarebbe preferibile da tutti un Principe liberale, generoso, buono, onesto, fidato, tuttavia, nondimanco, queste doti in ambito politico, data la malvagità dell’uomo, pronto a tradire, frodare, ingannare, non sempre sono utili a mantenere saldo e prospero lo Stato.



Sarebbe bene essere tenuto liberale. Nondimanco la liberalità, usata in modo che tu sia tenuto, ti offende”; “Ciascuno principe debbe desiderare di essere tenuto pietoso e non crudele: nondimanco debbe avvertire di non usare male questa pietà.” Quanto sia laudabile in uno principe il mantenere la fede e vivere con integrità e non con astuzia, ciascuno lo intende; nondimanco si vede per esperienza ne' nostri tempi quelli principi avere fatto gran cose, che della fede hanno tenuto poco conto e che hanno saputo con l'astuzia aggirare e' cervelli delli uomini”.


Per spiegare i comportamenti del principe, l’autore fiorentino usa una metafora di importante spessore nella quale sottolinea il fatto che l’uomo (quindi il principe) debba combattere sia come uomo che come bestia: quando le leggi non bastano occorre usare la forza. Deve sapere essere, in base alla necessità, sia volpe, cioè astuto, che leone, forte,


principe necessitato sapere bene usare la bestia, debbe di quelle pigliare la golpe e il lione; perché il lione non si defende da’ lacci, la golpe non si defende da’ lupi. Bisogna, adunque, essere golpe a conoscere e’ lacci, e lione a sbigottire e’ lupi. Coloro che stanno semplicemente in sul lione, non se ne intendano”.

"Volpe" (astuzia) e "leone" (forza e coraggio, o addirittura violenza) sono entrambi comportamenti necessari all'azione di governo: poiché la volpe non si difende dai lupi, il leone non si guarda dalle trappole, quindi, chi volesse governare unicamente con la forza sarebbe destinato a cadere (una condanna della tirannide che Machiavelli non approva in nessun modo, la tirannide non è un “buon ordine”). L'astuzia si manifesta soprattutto nella capacità di venir meno agli impegni presi e nel non mantenere la parola data, quando ciò è necessario per conservare lo Stato.


Alla luce di tutto ciò possiamo considerare infondate le dichiarazioni di Shakespeare e altri letterati del tempo. L’autore fiorentino stesso, infatti, non usa mai la parola “tiranno” né nel Principe né in una sua altra opera, I “Discorsi,” in cui Machiavelli scrive che i fondatori di una repubblica o di un regno sono lodevoli, mentre chi fonda un regime tirannico è da vituperare.

L’origine delle attribuzioni erronee a Machiavelli è tutt’ora ignota, tuttavia, possiamo dedurre che molto probabilmente sia stata fatta una lettura non integrale degli scritti dell’autore poiché la maggior parte di questi è stata pubblicata solo dopo la sua morte: ciò può aver comportato un’interpretazione sbagliata del manoscritto o una lettura di passaggi potenzialmente controversi e fuori contesto.

Inoltre possiamo dire che il celeberrimo motto “il fine giustifica i mezzi” non è assolutamente opera di Machiavelli perché, come scrive lui stesso:



Un principe che può fare quello che vuole è un pazzo; un popolo che può fare ciò che vuole non è savio. 


Questo motto, probabilmente ricavato dal Principe in seguito ad una lettura non fedele, è una fake news che potremmo definire tecnicamente estrapolazione fuori del contesto di origine o errore di interpretazione o closed reading “lettura chiusa”.

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