Ørberg vs Tradizionale

Aggiornato il: apr 24

Già da qualche anno l’insegnamento del latino non vede più il monopolio del metodo

ecclesiastico-scolastico per l'apprendimento del latino, a questo infatti si è affiancato il metodo Ørberg, che può essere considerato un giovincello se comparato col suo fratello pluricentenario.

Ma quali sono le differenze sostanziali tra l’una e l’atra via, i pro e i contro?

Il sistema tradizionale propone un approccio schematico e oggettivo, che rispecchia un semplice fine: la comprensione e lo studio dei classici latini. Presenta al discepolo delle regole grammaticali e propone nelle sue lezioni un uso corretto del dizionario latino.

Il metodo Ørberg si pone invece differentemente, il cardine su cui volge il suo insegnamento è il lessico. Per prima cosa infatti non presenta al neo alunno delle sterili nozioni grammaticali, bensì gli propone delle semplici frasi, accompagnandole da immagini, dal quale l’allievo stesso deve ricavarsi le strutture e gli schemi, ricorrendo a logica ed inventiva. Naturalmente questo non viene perseguito a discapito della grammatica, lo stesso Ørberg era convinto che lo studio delle regole, dopo esser state presentate e spiegatate , fosse fondamentale. Sempre perché il lessico é il cardine del metodo non è consentito l’uso dei dizionari, e questa è la differenza più evidente tra i

due insegnamenti analizzati e soprattutto grazie agli strumenti forniti è possibile proporre esercizi di produzione scritta e comunicazione orale.

Il metodo tradizionale certamente ha come vantaggio la chiarezza e la sicurezza degli studi, col proprio manuale di grammatica e un dizionario in mano non si può essere fermati da nessuno. Inoltre lo stesso processo di traduzione ha un approccio più schematico rispetto al metodo Ørberg, il traduttore “interroga” il testo svolgendo esplicitamente un’analisi logica, e volge il senso della frase tramite essa e il lessico del vocabolario. Se esso fosse stato perfetto non si sarebbe presentato il bisogno di inventare un nuovo metodo, infatti la traduzione tradizionale è sin troppo schematica, e soprattutto si svolge troppo lentamente, infine un’istruzione di questo genere non apre orizzonti al di fuori dell’analisi del testo antico, e generalmente non imprime un’istruzione tale da far adempiere compiti all’infuori dalla traduzione, come la produzione scritta.

Il metodo Ørberg invece è più dinamico e versatile, ed è adatto a vari compiti: comprensione, produzione scritta, comunicazione e produzione orale, infatti il suo secondo nome “latino vivo” intende appunto l’insegnamento della lingua a trecentosessanta gradi, e questo non solo dà strumenti per scopi magari neanche molto richiesti, ma fornisce in primo luogo una sicurezza linguistica che il semplice studio della grammatica non può fornire, quale metodo migliore di imparare una lingua se non parlandola? Ebbene però per fornire tanta sicurezza, c’è bisogno anche di tanto impegno , infatti il latino vivo generalmente richiede un impegno maggiore, in primo luogo lo si può vedere dall’assenza del vocabolario, che é una lama a doppio taglio: esso porta ad una sicurezza che va però perseguita e coltivata. La traduzione in questo caso avviene però con un maggiore uso dell’intuizione, fattore criticato dai tradizionalisti ma che rispecchia più appieno l’apprendimento di una lingua ed infine dà una maggiore malleabilità e velocità nella versione. I due metodi sono giunti ad una fase di coesistenza, che potrebbe perdurare a meno che uno non abbia la meglio sull’altro, in questo caso si perderebbe certamente qualcosa sulla scena scolastica italiana!


Queste sono le opinioni di due studenti dal nostro punto di vista, invitiamo qualsiasi professore che abbia letto l'articolo di farci esporre il suo pensiero maturo su questo sito.


Elia Perli

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